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Tecnologia keyless per auto moderne: gli errori comuni che mettono a rischio la tua sicurezza

📅 28 Agosto 2026✍️ di Martina Zambelli⏱️ 9 min di lettura

La comodità di aprire e avviare l’auto senza estrarre la chiave dalla borsa è diventata uno standard. Ma dietro la fluidità di quel gesto si nasconde un’area grigia, dove tecnologia, abitudini quotidiane e nuove tattiche criminali si incrociano. Dopo avere seguito da volontaria un progetto di ricarica urbana a Bologna, ho iniziato a osservare la mobilità con lo sguardo di chi vive il cambiamento sulla strada: il keyless è un progresso, ma chiede consapevolezza. Questa è una guida pratica e approfondita per usare il sistema in modo più sicuro, con il supporto delle linee guida europee, delle buone pratiche dell’industria e di quanto emerge dal settore assicurativo.

Come funziona davvero un sistema keyless

Con keyless si intende un insieme di tecnologie che permettono l’accesso e l’avviamento del veicolo in prossimità, senza premere pulsanti sulla chiave. In genere l’auto emette un segnale a bassa frequenza per “svegliare” il transponder della chiave; il portachiavi risponde su radiofrequenza con un codice variabile e, se il dialogo è valido, le porte si sbloccano. L’avviamento avviene con una sfida- risposta simile, ma solo quando la chiave è riconosciuta all’interno dell’abitacolo.

Esistono differenze importanti tra i sistemi: alcuni sono solo “remote keyless entry”, cioè richiedono la pressione del pulsante sul telecomando; altri sono “passive entry/passive start”, dove la vicinanza della chiave basta a consentire ingresso e start. Le architetture più recenti introducono tecnologie a banda ultralarga (UWB) per misurare con precisione la distanza in tempo reale e ridurre certe forme di attacco a riemissione del segnale.

Nel mondo smartphone, gli standard del Car Connectivity Consortium hanno portato alla “digital key” via NFC e Bluetooth, con vari livelli di sicurezza: la prossimità NFC è utile per sblocchi molto vicini, Bluetooth e UWB per misurazioni di distanza più affidabili. L’esperienza utente è fluida, ma dipende da aggiornamenti software, qualità dell’hardware e corretta configurazione dell’autenticazione.

Gli errori più comuni che aprono la porta ai ladri

La tecnologia non basta se le abitudini quotidiane la espongono. Ecco gli sbagli frequenti che vedo sul campo e che i professionisti della sicurezza segnalano come critici.

1) Tenere la chiave vicino a porte e finestre. È il classico scenario dell’attacco di rilancio del segnale: un complice capta la presenza della chiave dall’interno di casa e un secondo complice, vicino all’auto, riceve il segnale amplificato. Il veicolo “crede” che la chiave sia accanto alla portiera. Questo schema è noto come Relay attack.

2) Depositare la chiave in ciotole metalliche o borse con fodere che funzionano da antenne. Materiali e forme possono amplificare il segnale invece di smorzarlo. La schermatura improvvisata spesso è controproducente.

3) Usare bustine o astucci schermanti di bassa qualità o logori. Le pouches Faraday funzionano finché la guaina è integra e la chiusura è completa. Con il tempo il tessuto si usura e la schermatura si riduce. È utile testare periodicamente con un secondo dispositivo o provando ad aprire l’auto restando nelle vicinanze.

4) Affidarsi a funzioni smart senza cura delle credenziali. Le app di marca o di terze parti per controllare il veicolo sono comode, ma password riutilizzate, assenza di autenticazione a due fattori e smartphone non aggiornati aumentano il rischio di accessi non autorizzati.

5) Disattivare avvisi o funzioni di risparmio energetico della chiave senza capirne l’impatto. Molti portachiavi moderni hanno modalità sleep o sensori di movimento per ridurre la finestra d’ascolto quando sono fermi. Spegnere queste funzioni prolunga la disponibilità del segnale e facilita gli attacchi di rilancio.

6) Lasciare l’adattatore OBD sempre inserito. Quei piccoli dongle per telemetria o assicurazioni connesse, se non protetti, possono offrire un punto d’ingresso per programmare nuove chiavi o inviare comandi. Anche l’accesso fisico all’OBD, in certi modelli, facilita la manomissione.

7) Parcheggiare sempre nello stesso punto, vicino a muri sottili o vetrate. Gli aggressori osservano le routine. Un’auto sempre nello stesso posto, con la chiave appoggiata dall’altro lato della parete, offre prevedibilità e geometrie perfette per captare il segnale.

8) Sottovalutare attacchi su cablaggi esterni. Alcuni furti recenti sfruttano l’accesso al bus di comunicazione del veicolo attraverso componenti periferici, come fari o paraurti, per inviare comandi di sblocco. La robustezza di queste protezioni dipende dal modello e dagli aggiornamenti.

9) Non aggiornare software di bordo e app. I costruttori rilasciano fix che migliorano la gestione delle chiavi, dei sensori di prossimità e delle logiche di autenticazione. Rimandare gli update lascia il veicolo con vulnerabilità note.

10) Dimenticare funzioni come deadlock, walk-away lock o PIN-to-drive. Molte auto moderne permettono di attivare un doppio blocco porte, il blocco automatico quando ci si allontana o un codice per l’avviamento. Non usarle significa perdere livelli difensivi gratuiti.

11) Conservare la chiave di scorta in garage comunicante con l’abitazione o nell’auto stessa. È una comodità costosa. I sistemi passivi non distinguono tra chiave principale e di riserva quando rispondono al segnale.

12) Ignorare segnali di interferenza. Radiocomandi del cancello che funzionano male, luci che si accendono da sole, specchi che si aprono e richiudono: possono essere normali glitch, ma anche test di presenza eseguiti nelle vicinanze.

Cosa dice la normativa e come si muove l’industria

I regolamenti internazionali per i veicoli trattano immobilizer, antieffrazione e, più di recente, cybersicurezza. La normativa UNECE copre gli immobilizer con requisiti tecnici specifici e, con i regolamenti R155 (cybersecurity) e R156 (aggiornamenti software), ha introdotto obblighi di processo e di gestione del rischio per i costruttori. Nell’Unione Europea questi requisiti sono entrati nei cicli di omologazione per nuovi tipi di veicoli e sono estesi progressivamente a tutte le nuove immatricolazioni.

Le linee guida europee sulla cybersicurezza automobilistica insistono su principi di progettazione sicura, gestione delle chiavi crittografiche, logging e aggiornabilità. In parallelo, standard come ISO/SAE 21434 orientano le case verso un ciclo di vita sicuro del software. Questo si traduce, per i conducenti, in aggiornamenti OTA più frequenti e in sistemi keyless che adottano misure come UWB per una migliore misurazione della distanza.

Secondo i dati del settore assicurativo e delle forze dell’ordine, i furti con amplificazione del segnale sono cresciuti con la diffusione dei sistemi passivi, ma le contromisure stanno migliorando. In diversi paesi europei, compagnie e consorzi di sicurezza raccomandano l’uso combinato di dispositivi meccanici visibili (per esempio un bloccasterzo) e misure digitali (aggiornamenti, disattivazione del passive entry quando possibile). Organismi come Europol evidenziano come le reti criminali si adattino rapidamente alle protezioni: per questo i fix software e l’adozione di UWB sono considerati passi chiave.

Non meno importante è la protezione dell’accesso diagnostico: chi produce ricambi e officine autorizzate adottano strumenti con autenticazione e tracciabilità, mentre i costruttori limitano le azioni possibili via OBD senza credenziali valide. È un equilibrio tra riparabilità e sicurezza, destinato a evolvere con l’aumento dei veicoli connessi.

Come ridurre il rischio: la checklist pratica

Le buone pratiche contano. Ecco una lista essenziale, pensata per chi vive l’auto ogni giorno.

  • Riposiziona le chiavi: tienile ad almeno qualche metro da porte e finestre, preferibilmente in un contenitore schermato certificato o in una scatola metallica con chiusura completa.
  • Testa la schermatura: con un secondo portachiavi o con l’auto a portata, verifica ogni due o tre mesi che la custodia blocchi davvero lo sblocco passivo.
  • Valuta di disattivare il passive entry: molti modelli permettono di attivare solo lo sblocco a pulsante sul telecomando. È meno comodo ma più sicuro in contesti a rischio.
  • Attiva funzioni di sicurezza: PIN-to-drive, walk-away lock, deadlock doppio, allarmi volumetrici e perimetrali. Se esistono, usali sistematicamente.
  • Proteggi le app: usa password uniche e lunghe, abilita l’autenticazione a due fattori e mantieni aggiornati telefono e app del costruttore.
  • Aggiorna l’auto: installa le patch OTA o in officina, soprattutto quelle che riguardano sistemi di accesso, telematica e centraline body control.
  • Metti in sleep la chiave quando non la usi: alcuni portachiavi hanno una combinazione di tasti o un sensore di immobilità che riduce l’ascolto. Consulta il manuale.
  • Blocca l’OBD: valuta una copertura con serratura o la ricollocazione di un adattatore non visibile. Evita dongle permanenti se non indispensabili.
  • Aggiungi un deterrente meccanico: un bloccasterzo o un blocco pedali visibile aumenta il tempo e il rischio per il ladro.
  • Parcheggia con criterio: scegli aree illuminate, con telecamere o vicino ad altre auto. In garage, non lasciare la chiave di riserva in ambienti adiacenti non schermati.
  • Se disponibile, preferisci chiavi UWB o digital key con misurazione di distanza robusta: riducono l’efficacia del rilancio del segnale.
  • Controlla le impostazioni dopo ogni aggiornamento: talvolta i default cambiano. Verifica che le funzioni di sicurezza restino attive.

Casi particolari: elettriche, car sharing e garage condominiali

Le auto elettriche hanno un rapporto più stretto con le app e gli aggiornamenti OTA. Il preclimatizzatore, la ricarica programmata, l’apertura da remoto rendono l’ecosistema fluido, ma ogni nuova funzione aggiunge una superficie di attacco. Mantieni l’app aggiornata, usa 2FA e controlla periodicamente i dispositivi connessi al tuo account. Alcuni marchi offrono modalità sentinella o registrazione eventi: possono dissuadere e fornire prove.

Occhio alla batteria di servizio a 12 V: se si scarica, alcune auto elettriche possono comportarsi in modo anomalo su serrature e sensori. Una manutenzione preventiva, soprattutto su veicoli con tanti accessori on-board, evita finestre di vulnerabilità inattese.

Nel car sharing o nel noleggio, le digital key sono spesso temporanee. Qui il fattore umano è cruciale: non lasciare il telefono in auto, revoca i permessi dopo l’uso, assicurati che l’account non resti collegato su dispositivi di terzi. Le flotte ben gestite ruotano certificati e chiavi con scadenza breve, proprio per limitare riusi malevoli.

Nei garage condominiali l’effetto cassa di risonanza può giocare contro: muri sottili, cancelli radiocomandati e vicinanza tra box favoriscono il rimbalzo dei segnali. Una cassettina schermata fissata al muro, lontana dalla porta basculante, è una soluzione semplice. Valuta anche un sensore porta collegato a una sirena indipendente.

Come capire se sei stato preso di mira e cosa fare

Alcuni indizi ricorrenti: porta che si sblocca e richiude senza motivo, specchietti che si muovono, tentativi di avviamento falliti seguiti da avvisi inusuali sul cruscotto, interferenze frequenti con telecomandi domestici. Non significa automaticamente un attacco, ma suggerisce cautela.

In caso di sospetto, cambia routine: sposta l’auto, metti la chiave in una custodia testata, attiva tutte le funzioni di sicurezza, scollega eventuali dongle OBD. Aggiorna subito il software dell’auto e dell’app. Se noti segni fisici (graffi su fari, plastiche sollevate vicino al paraurti, tappi mancanti), fai controllare i cablaggi e il bus di comunicazione in officina.

Se il tentativo di furto è evidente o l’auto scompare, denuncia immediatamente alle forze dell’ordine e contatta l’assicurazione. Fornisci seriali, foto dell’area, eventuali filmati, log dell’app. Tempi rapidi aumentano le chance di recupero nelle prime ore.

Convergenza tra comfort e sicurezza: una questione di metodo

Il sistema keyless non è il nemico: è una tecnologia matura che l’industria sta rendendo più robusta, aggiornamento dopo aggiornamento. Ma la partita si gioca sull’ultimo miglio, tra la serratura e le abitudini del proprietario. Le normative UNECE sulla cybersicurezza hanno alzato l’asticella, gli standard per le chiavi digitali puntano sulla misurazione precisa della distanza e le case automobilistiche imparano dagli incidenti per correggere rapidamente.

Nel frattempo, chi guida può alzare di molto l’asticella con gesti semplici: schermare bene la chiave, proteggere le app, controllare gli update, fissare un bloccasterzo, scegliere bene dove parcheggiare. È lo stesso spirito con cui guardo alla mobilità elettrica: tecnologia e comportamento, insieme. Il comfort resta, la serenità cresce.

Martina Zambelli

Martina si è appassionata alle auto elettriche dopo aver fatto la volontaria in un progetto di ricarica urbana a Bologna. Scrive di ecosistemi green, viaggio sostenibile e nuove app per la mobilità, traducendo l’esperienza pratica in guide utili per giovani lettori.