HomeMobilità Sostenibile › Auto a biometano contro auto elettrica: le differenze che fanno davvero risparmiare
Mobilità Sostenibile

Auto a biometano contro auto elettrica: le differenze che fanno davvero risparmiare

📅 15 Agosto 2026✍️ di Antonio Cossarini⏱️ 6 min di lettura

Quando guardi il conto a fine mese, non ti interessa vincere una gara tecnologica: vuoi spendere meno senza complicarti la vita. Tra auto a biometano ed elettriche si gioca proprio qui, sul terreno del risparmio reale. Ti porto la mia esperienza nelle flotte e nel car pooling: numeri semplici, scenari concreti, zero fanatismi.

Prezzo al km, senza giri di parole

Partiamo dal portafoglio. Il costo al km dipende da quanto paga il “pieno” e da quanto consuma l’auto nella tua guida quotidiana.

Auto a biometano: una citycar o una compatta consuma in media 3,5–4,0 kg/100 km. Il prezzo alla pompa oggi oscilla spesso tra 1,5 e 2,0 €/kg, con variazioni locali.

  • Se paghi 1,6 €/kg e consumi 3,7 kg/100 km: circa 5,9 €/100 km.
  • Se paghi 2,0 €/kg e consumi 4,0 kg/100 km: circa 8,0 €/100 km.

Auto elettrica: una compatta attuale sta tra 15 e 18 kWh/100 km (dato omologato secondo Regolamento WLTP e poi “aggiustato” dalla realtà: clima, velocità, gomme contano).

  • Ricarica domestica o aziendale ben negoziata (0,25–0,35 €/kWh): 3,8–6,3 €/100 km.
  • Ricarica pubblica veloce/ultravel. (0,55–0,79 €/kWh): 8,5–14,2 €/100 km.

Tradotto: se ricarichi a casa o in sede, l’elettrico è spesso più economico del biometano. Se vivi di colonnine veloci, i costi possono superarsi a vicenda: in alcuni tragitti il biometano batte l’elettrico, in altri no.

Rifornimento e tempi: la vera vita fuori dai listini

Qui entra la praticità. Il biometano si fa in 3–5 minuti, come un normale pieno. Il problema? La rete non è capillare ovunque e alcune stazioni possono essere intermittenti. Se nel tuo tragitto quotidiano hai 1–2 impianti affidabili, sei sereno; se devi deviare ogni volta, il risparmio evapora.

L’elettrico cambia paradigma: ricarichi dove parcheggi. A casa è come mettere lo smartphone sul comodino: la mattina riparti al 100% senza pensarci. In ufficio, con wallbox aziendali, funziona allo stesso modo. In viaggio, le soste 10–80% richiedono 20–40 minuti sulle colonnine HPC: si pianifica, ma non è immediato come una pompa di gas.

In città, se non hai box o posto auto con presa, fai i conti col tempo: rigenerare 30–40 kWh su colonnine AC pubbliche può significare 2–3 ore. Se per te è un caffè lungo, bene; se è un incubo logistico, no.

Emissioni e sostenibilità: cosa cambia davvero

Il biometano nasce da scarti agricoli e rifiuti organici. Quando è davvero “bio”, le emissioni nette sul ciclo di vita possono ridursi moltissimo rispetto ai fossili, perché eviti il rilascio di metano in atmosfera durante la digestione anaerobica. La Direttiva RED II lo riconosce come fonte rinnovabile strategica. Allo scarico, però, la CO2 c’è (anche se rinnovabile) e restano piccole quote di NOx e particolato.

L’elettrico ha scarico zero in città: niente fumi nel traffico, ottima notizia per la qualità dell’aria locale. Le emissioni “a monte” dipendono dal mix elettrico nazionale: più rinnovabili ci sono in rete, più l’elettrico diventa pulito. E anno dopo anno la tendenza va in quella direzione.

In pratica: se il tuo biometano è certificato e proviene da rifiuti/biomasse, stai facendo una scelta molto sostenibile; con l’elettrico, benefici ambientali solidi in città e sempre migliori nel complesso man mano che la rete si decarbonizza.

Manutenzione, assicurazione, tasse: il TCO nel quotidiano

Il Total Cost of Ownership è dove, nelle flotte, si vince o si perde.

  • Manutenzione: l’elettrico ha meno parti in movimento e freni che si usurano meno per la rigenerazione. Tagliandi più snelli e prevedibili.
  • Biometano: motore termico classico con iniettori specifici e impianto ad alta pressione. C’è la revisione periodica delle bombole: va messa in conto e pianificata per non bloccare l’auto.
  • Assicurazione: spesso allineata a potenza/valore del veicolo; l’elettrico può costare un po’ di più se il valore è alto, ma il mercato si sta stabilizzando.
  • Bollo e vantaggi locali: molte regioni premiano l’elettrico con esenzioni pluriennali; per il biometano gli sconti sono più disomogenei e limitati.

Se macini tanti km annui con energia a costo controllato (casa/azienda), l’elettrico tende a vincere il TCO. Con percorrenze medio-basse e una buona “filiera” di biometano vicino, la differenza si assottiglia.

Rete e disponibilità modelli: il fattore spesso trascurato

La rete metano in Italia è migliorata ma resta a macchia di leopardo, e l’offerta di modelli nuovi a biometano si è ridotta negli ultimi anni. Il mercato dell’usato è interessante e le trasformazioni post-vendita sono possibili, ma serve un installatore serio e la pratica non è per tutti.

La rete di ricarica elettrica cresce a vista d’occhio, con più punti in città e HPC sulle direttrici principali. L’offerta di modelli elettrici copre ormai segmenti e prezzi diversi, dalle citycar ai SUV. Se lavori molto su tratte autostradali devi ancora ragionare su tempi e pianificazione, ma è sempre più semplice.

Comfort e guida: il risparmio che non vedi ma senti

Guidare elettrico è come passare da un computer rumoroso a uno silenzioso: coppia immediata, zero vibrazioni, relax in coda. In città significa arrivare meno stanco, e questo incide anche sulla sicurezza.

Il biometano, rispetto a un benzina, mantiene buone prestazioni e spesso un serbatoio benzina di scorta per allungare l’autonomia totale. Per chi fa tanta extraurbana lineare, la semplicità del rifornimento resta un vantaggio pratico.

Cosa conviene a te? Tre scenari tipici

– Pendolare con box/posto auto e 12–15 mila km/anno: elettrica. Ricarica notturna, costi per km bassi, zero ansia da rifornimento. I fine settimana lunghi? Programmi una sosta HPC come fosse la pausa pranzo.

– Agente di commercio con 30–40 mila km/anno e nessun box: dipende dal territorio. Se hai 2–3 metanarie affidabili lungo il giro, il biometano ti dà prevedibilità e costi stabili. Se frequenti aree con buona copertura HPC e puoi ricaricare mentre gestisci appuntamenti, l’elettrico può ancora vincere sul TCO.

– Flotta aziendale mista e car pooling: approccio ibrido. Elettrico per tratte urbane e auto condivise in sede con ricarica notturna; biometano o ibridi per missioni impreviste e lunghe tratte in zone con rete gas solida. Standardizza policy e rifornimenti: è lì che si trovano i veri risparmi.

Numeri da tenere sul cruscotto

  • Consumi reali: annota i tuoi kWh/100 km o kg/100 km per 4 settimane. I dati personali battono sempre le schede tecniche.
  • Prezzo energia: conosci la tua tariffa di casa/azienda e il costo medio delle colonnine che usi davvero.
  • Programmazione soste: se puoi ricaricare “mentre fai altro”, l’elettrico cambia faccia; se devi sempre deviare per cercare metano, il bilancio si complica.

La bussola della scelta

Funziona come quando scegli l’abbonamento del telefono: non il più pubblicizzato, ma quello cucito sul tuo uso. Se hai energia domestica a buon prezzo e percorrenze regolari, l’elettrico è oggi la via più economica e comoda. Se vivi su tratte con buone stazioni biometano e vuoi tempi di rifornimento lampo, il biometano resta un’arma concreta, specialmente con filiera “bio” certificata.

Non c’è una risposta unica, ma una regola sì: metti insieme tragitto, accesso alla ricarica, prezzo dell’energia e manutenzione. In quell’incrocio troverai il risparmio vero, non quello da brochure.

Antonio Cossarini

Antonio lavora da anni come consulente nel settore delle flotte aziendali e ha gestito servizi di car pooling per medie aziende. Ha sperimentato in prima persona le difficoltà del traffico cittadino e adora approfondire ogni nuovo servizio di mobilità intelligente.