21 Settembre 2020
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Pedalare in doppia fila

Categoria generica
scritto da utente sconosciuto il 13-01-2016 23:38
Pedalare in doppia fila è´ un metodo specifico di pedalata utilizzato dai professionisti e che, con un po´ di pratica, puo´ essere attuabile anche dagli amatori...Sia che si tratti di proteggersi dal vento che di mantenere elevata la velocità oppure di cercare di faticare il meno possibile, una delle tecniche più efficaci quando si procede in gruppo è la “doppia fila”. Si tratta di una tecnica di pedalata che si attua operando dei continui cambi in testa al gruppo. La differenza principale con la fila singola risiede nella evoluzione dei cambi che, senza soluzione di continuità, si susseguono a ritmo inarrestabile. In pratica, appena si è in testa ci si sposta quasi subito di lato e si viene rilevati. È possibile realizzarla sia in un gruppo ristretto di ciclisti, diciamo di almeno tre unità, che con un gruppo più numeroso, senza fissare una quota massima di partecipanti. Maggiore è il numero dei ciclisti, più redditizia e veloce risulta la doppia fila.Per pro e amatoriMa entriamo subito nei particolari di una fra le tecniche di pedalata più usate dai professionisti e facilmente mutuabile e trasferibile anche al campo amatoriale e cicloturistico. Il concetto fondamentale che sta alla base della doppia fila è infatti quello di procedere il più velocemente possibile risparmiando al massimo le energie. La difficoltà maggiore che incontra il ciclista in pianura, terreno principe per l’utilizzo della doppia fila, è infatti il vento di incontro, proporzionale alla velocità che si vuole mantenere: più è alta la velocità e più duro risulta il muro d’aria che si viene a creare e che il ciclista deve cercare di “bucare” per mantenere l’andatura. La differenza migliorativa della doppia fila, rispetto al procedere di un ciclista da solo, risiede nel fatto di dividere i metri di strada da percorrere in testa al gruppo con gli altri compagni di avventura: quindi di dividere anche la fatica e, in altre parole, il tempo in cui si deve profondere lo sforzo massimo che, come ormai sappiamo, è quello in testa al gruppo (cioè al vento) rispetto a quello che si passa “a ruota” quindi al riparo dal vento. È ormai risaputo che un ciclista non è in grado di mantenere una velocità tanto elevata da far battere il cuore oltre il valore di soglia per un lungo tratto di tempo. Al contrario, la fisiologia dell’allenamento ha ormai appurato che se si rimane fuori soglia per un breve tratto di tempo, ma poi si ritorna subito al di sotto di tale valore, l’acido lattico accumulato, che sarebbe altrimenti responsabile di un immancabile calo delle prestazioni e della velocità, viene invece smaltito e riconvertito in energia da utilizzare per il movimento. Ma non è questo il momento di parlare di aspetti fisiologici. Ci interessa, invece, entrare nei particolari tecnici di una metodica che permette di andare in bicicletta velocemente e di stancarsi molto meno di quanto sarebbe invece normale per l’andatura che si sta mantenendo. In parole semplici, la doppia fila si risolve con un continuo avvicendamento in testa di corridori che marciano su due file: una risalente la testa e l´altra discendente verso la coda. In testa rimane sempre e solo un corridore che profonde lo sforzo massimo per poche decine di metri, in qualche caso appena alcuni (tre-quattro giri di pedale con il lungo rapporto). Il ritmo è sempre lo stesso, così come la durata dei cambi in testa. Anche il verso di rotazione è sempre lo stesso e varia, come vedremo, in funzione della direzione del vento.Come dare il cambioIl cambio, ovviamente, è una delle operazioni più delicate nella realizzazione della doppia fila ed è pertanto un momento tecnico da imparare bene per non incorrere in problemi e per non crearne agli altri. Per “dare il cambio” si intende il momento in cui si passa in testa e si rileva la punta della doppia fila e il momendo in cui si cede la punta e ci si sposta nella fila discendente. In entrambi i casi, uno dei consigli più utili è innanzitutto quello di evitare movimenti bruschi. Altro parametro da imparare bene è, invece, quello legato alla tempistica. Al ritmo con cui si susseguono i cambi in testa. Generalmente, in una doppia fila composta da elementi equilibrati per energia e voglia di fare, i cambi sono tutti della stessa durata. Si stabilisce quanto tirare e ognuno rispetta i tempi in cui stare in testa. Quando questo ritmo sempre uguale entra in testa ai componenti della doppia fila, non c’è più bisogno di chiedere il cambio: si viene rilevati automaticamente e al momento giusto. Capita invece talvolta che non si tiri tutti per lo stesso tempo e che ci sia bisogno ogni volta di rispettare tempi diversi spesso dettati dalle sensazioni del momento. In tal caso, si tira per quello che si può, senza mai affaticarsi quel tanto che poi non è sufficiente recuperare nel turno di riposo e si rileva in testa il compagno solo nel momento in cui ci chiede il cambio con un gesto rapido del gomito. Lo stesso faremo noi quando vorremo essere rilevati. È inequivocabile: si allarga il gomito come un’ala per riportarlo subito in posizione e contemporaneamente ci si sposta lentamente dalla parte opposta.La direzione del ventoUna delle capacità più importanti della doppia fila è proprio quella di permettere di vincere con buona efficacia la resistenza del vento. Se questo è importante in ogni momento, nel caso del vento d’incontro che generalmente è più alto con l’aumentare della velocità, risulta ancora più determinante quando spira un forte vento laterale e, ancora di più, contrario. Cambiando alcuni accorgimenti nella realizzazione e nella messa in pratica della doppia fila, però, si riesce ad affrontare ancora meglio l’ostacolo. Almeno a soffrirne il meno possibile. Abbiamo già considerato la doppia fila come un treno di corridori che ruota su due file, una risalente la punta e l’altra discendente verso la coda. La rotazione di questa doppia fila, ovviamente, nel corso dello stesso tratto di strada, mantiene lo stesso senso. Questo senso è ininfluente quando il vento spira esattamente di fronte e in senso contrario alla marcia dei ciclisti, ma assume una forte importanza quando la direzione del vento è laterale alla fila. In questi casi, che possono essere ovviamente considerati solamente come vento da destra e da sinistra, vale solamente una regola, infraintendibile e inequivocabile: la fila risalente deve correre contro il vento. La fila che risale la testa, infatti, è ovviamente quella che profonde lo sforzo maggiore. Mentre chi discende e si riposa deve essere il più possibile al coperto. Velocità costante Un altro parametro importantissimo ai fini della riuscita della doppia fila nel modo più corretto possibile è a carico della velocità di marcia. Per far funzionare al meglio la doppia fila, la velocità di marcia deve il più possibile rimanere costante. Anzi, più della velocità, è il caso di parlare di intensità. Sia che si tratti di fare il proprio turno in pianura, in discesa o in salita, l’intensità con cui si deve spingere sui pedali, infatti, deve necessariamente rimanere la stessa. Va da sé che questa comporterà una velocità di crociera maggiore in discesa e una minore in salita. In ogni caso, bisogna evitare al massimo di strappare con qualche tirata fuori dal comune, magari perché in quel momento si sente più forza nelle gambe. Oltre a creare notevoli problemi per gli altri componenti del gruppo, tirare oltre misura può, alla lunga, risultare poco producente in quanto diminuisce immancabilmente la possibilità di recupero. Uno degli errori più comuni, al riguardo, è quello di impegnarsi eccessivamente nel proprio turno in testa, forzando in modo eccessivo per dare il cambio e ottenendo il controproducente effetto di allungare la doppia fila fino a rompere l’equilibrio dei cambi, così tanto necessari al buon funzionamento di questa tecnica di pedalata.
Alfredo 17-01-2016
bdc
si potrebbe provare domenica!
Gabriele 08-04-2018
Puntualizzazione
Articolo molto interessante.. ! Mi permetto solo di puntualizzare che con vento laterale la fila che sale è meglio che si compra dal vento visto che è la fila che compie per velocità uno sforzo maggiore. Quindi esattamente il contrario di quello che è stato scritto. Provare per credere...



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